Parigi-Roubaix 2026, Filippo Ganna: “Ho la gamba dei giorni migliori. Se partono a 100km dall’arrivo, che faccio, mi muovo a Compiègne?”

Filippo Ganna arriva alla Parigi – Roubaix 2026 con la tranquillità di chi sa di avere fatto il suo. Consapevole che davanti a sé ci sono due fenomeni assoluti che hanno fatto e continuano a scrivere la storia del nostro sport, il corridore della Ineos Grenadiers sarà dunque al via della Regina delle Classiche con la serenità di chi non ha molto da perdere, ma potenzialmente solo da vincere. Anche se questa è una corsa che molti da sempre, complice il suo successo tra gli U23, ormai dieci anni fa, hanno pronosticato avrebbe vinto. Ma era prima dell’avvento dei dominatori attuali, così come era persino prima di averne parlato con lui, che in realtà l’Inferno del Nord ha sempre detto di non amarla particolarmente.

Io non l’ho ancora trovato l’amore, e non ci riuscirò mai – conferma alla Gazzetta dello Sport – Vorrei parlare faccia a faccia con chi ci è riuscito. Difficile spiegarlo: è una sofferenza che può trasformarsi in tortura, sportivamente parlando. Poi, certo, prendiamo Van der Poel che è un maestro di ciclocross: è capace di trovare i dieci centimetri a bordo strada senza pavé, ha la capacità di restare in equilibrio e passarci… Più abile, più scaltro, fa meno fatica. Io, rispetto a lui, sono una capra in bici. E se faccio un magheggio del genere, mi ritrovo nel fosso”.

Detto questo, è evidente che il classe 1996 arriva alla corsa con ambizioni importanti, non nascondendo di avere “le gambi migliori dell’anno”. Nonché una distensione che arriva dal bel successo alla Dwars Door Vlaanderen, ma non solo. Ispirato da una frase di Alejandro Valverde, che diceva “inutile che io non beva birra. La bevo o non la bevo, vado uguale“, Ganna si è goduto alcune piccole cose, rifiutando ancora una volta quell’esasperazione che magari per altri funziona. Non per tutti, non per lui: “Ho adottato la stessa filosofia e dopo il successo in Belgio a volte, la sera, un bicchierino me lo sono concesso. Ero in pace con me stesso e comunque, negli ultimi giorni, la gamba l’ho sentita meglio di quando facevo il monaco. Anche passare il giorno di Pasqua con i miei cari mi ha fatto bene, e aveva aiutato staccare l’anno scorso prima del Fiandre tornare a casa per la laurea di mia sorella. È la vita normale: ci vuole“.

Atleta eccezionale, Ganna ha capito e accettato il suo posto nelle gerarchie mondiali in questo momento e affronta dunque il tutto con un bilanciamento fondamentale. “Quando ci sono quei campioni, quasi sempre si finisce per lottare per il piazzamento”, ammette senza nascondersi né chiaramente vergogna, sottolineando le differenze: “Ho visto i valori di potenza usciti sui vari social. Sì, li ho pure io, ma in un inseguimento di quattro minuti. Dopo sei ore di gara… non è il mio caso“.

Resta comunque piena percezione di sé, che la vittoria della scorsa settimana ha rafforzato: “Ho combattuto fino alla fine. E ho mostrato di essere forte di testa. Lo sapevo già: un record dell’Ora, tutte le cronometro… Ma in quel contesto è stato diverso, ho dominato la sfortuna e un sacco di fattori esterni. Da quel giorno, la condizione non dovrei averla persa, un picco di forma di un giorno sarebbe ignobile (sorride, ndr)”.

Fatti gli ultimi allenamenti, per certi versi sorprendentemente in salita dove ama testarsi in vista dei grandi appuntamenti alla ricerca della “gamba bella piena, che spinge bene”, sarà quindi domenica 12 aprile libero mentalmente, “felice, sereno” e “senza nessun tipo di pressione per la corsa“. Una giornata che affronterà dunque con una consapevolezza:  “Lo abbiamo visto al Fiandre: Pogačar, Van der Poel, Van Aert, Pedersen… Hanno dimostrato di più e sta a loro staccarmi, farmi soffrire. Il mio compito è chiaro: riuscire a tenerli, magari anticiparli o batterli in una volata”, aggiunge.

Anche se anticiparli, è tutt’altro che semplice: “Ma se ormai partono a cento chilometri, io che faccio, mi muovo a Compiegne?“. Lui però ha fatto il suo e ha portato qualcosa di speciale, come gli chiede per l’occasione Ciro Scognamiglio: “Le gambe migliori dell’anno, spero. Poi, vada come vada”.

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